giovedì 2 febbraio 2023

Fragilità


Ma ad una persona normale può "salire" l'ansia perché ha appena firmato un contratto di acquisto di tre condizionatori?

Può una persona adulta e sana di mente, con questo stato d'animo causato da un evento simile (...), andare dalla figlia di sedici anni e chiederle se le vuole sempre bene e necessitare di un abbraccio come di uno che in apnea ha bisogno di ossigeno?

boh.

Secondo me non sono proprio una persona equilibrata. Secondo me c'è un click che è andato storto. O forse un pezzetto mancante.

Quando l'abbia perso 'sto pezzetto dell'ingranaggio non lo so ma che manchi o che non abbia fatto il giusto scatto ne sono certa.

Perché questa cosa qui mi capita anche mentre faccio la spesa in un supermercato o quando sono in un bar a prendere un caffè - tutte situazioni estremamente pericolose e ansiogene... come è ben noto ai più -: mi viene il bisogno di un abbraccio forte o di qualcuno che mi dica "ti voglio bene, Fra".

Sento come un vuoto, tipo uno scompenso d'aria, come una di quelle bollicine che si creano quando cerchi di mettere la pellicola proteggi schermo allo smartphone. 

Tante piccole palline che vanno riempite subito. 

Io però ne sento una, grande. Tra lo stomaco e il cuore. Solo un abbraccio mi calma.

Due braccia che mi avvolgono.

Una volta in un episodio di Grey's (o era E.R.?) avevo visto qualcosa di analogo in una dottoressa cardiochirurgo molto rigida e severa che ogni tanto aveva degli scleri pazzeschi che soltanto un abbraccio stretto poteva calmare. 

Effettivamente se googolo "perché abbiamo bisogno di abbracci?" trovo che "l'abbraccio stimola la produzione di ossitocina nell'ipotalamo dando una sensazione di benessere interiore e al contempo aiuta il cervello a ridurre il livello di cortisone (l'ormone dello stress)" (Focus.it)

Questo spiegherebbe tante cose...

Altro che droghe.

Un bella dose massiccia di abbracci.

Magari ecco, le situazioni in cui ne sento il bisogno dovrebbero essere un pò meno pubbliche e improvvise perché credo che qualcuno abbia pensato almeno una volta che ero parecchio strana.

Per fortuna ancora non sono arrivata a chiederli al primo che mi capita a tiro ma unicamente alla persona con cui mi accompagno e con la quale sono in una certa confidenza. Ma quando è capitato che ero sola ho sofferto un po'. Perché si crea proprio una specie di sincope nel respiro.

Strana, sì. Innegabilmente strana.

E pazienza.



 



giovedì 26 gennaio 2023

AAA


 AAA.

Ansia a manetta. 

E' da giorni che sono su un'altalena emotiva. Più precisamente sulle montagne russe. Ed oggi ho l'ansia che neppure Pindaro.

Le cause? Inutile andarle a cercare... sono mille e nessuna. E' questa vita che è davvero un pot pourri di casini ed io la ciotola che li contiene.

Da ultimo l'aver mangiato della pasta frolla mentre preparavo la crostata. 

Bah.

L'altra sera mentre smanettavo sul cellulare anziché i soliti video di Shiba, gatti  e bambini buffi, mi sono saltati fuori psichiatri, pedagoghi, psicologhi. Non so Google che cosa mi abbia sentito dire o con chi mi abbia sentito parlare... fatto sta che ha pensato bene di propormi questi contributi. 

Grazie; ne avrei fatto a meno.

Tuttavia uno mi ha fatto riflettere: parlava di un uomo che per tutta la propria adolescenza si era finto malato (non sempre ma periodicamente) perché aveva sperimentato che era l'unica condizione in cui poteva essere fallibile. In quei momenti poteva sbagliare. Poteva non essere più perfetto.

Ci ho pensato su. E se fosse questo il motivo per cui io per tutta la vita ho lottato con i DCA?

Me li sono creati io, alla fine. Mica è un problema che si prende come il raffreddore o come un...tumore.

Mi era già capitato di soffermarmi sulla genesi di questo disturbo tanti anni fa, in uno degli innumerevoli tentativi di risolverlo ed era venuto fuori dapprima che poteva essere un modo per darsi una identità "certa e definita" (io sono malata) in un momento della mia vita in cui non sapevo più chi ero, essendo appena uscita da anni di malattia (vera) capitatami in una fase della vita di una persona (l'adolescenza) in cui si inizia a costruire la propria identità e la propria persona/personalità. 

In un secondo momento, mi era parso che la malattia poteva essere il modo più semplice, la strada più breve (anche se dolorosa) per essere amati. Quando si è malati tutti ti vogliono bene: sei vulnerabile, sei un po' perdente, non sei certamente un avversario temibile, fai un po' compassione ed è più semplice volere bene a chi è più in basso di te. A chi sta peggio. Più difficile è amare chi ha successo e vive a vele spiegate.

E così, dopo aver sperimentato questo sentimento da parte degli altri nei miei confronti durante la mia "prima vera" malattia, una volta che questa era terminata mi ero ritrovata senza giustificazioni. Senza più un motivo per essere amata. E mi sono creata un buon motivo: il DCA.

Oggi però inizio a pensare che possa un altro, il motivo.

E questo sarebbe anche la ragione per cui io affronto questa "nuova vera" malattia quasi come una benedizione.

Finalmente, grazie a lei, ho potuto lasciare per sempre il mio odiatissimo lavoro senza essere colpevolizzata. Senza essere giudicata negativamente ma anzi giustificata e compresa. 

Grazie a lei non ho più quel fardello di responsabilità e ansia che mi dava fare l'avvocato.

Grazie a lei posso essere stanca. Grazie a lei posso dire di no.

Proprio come quel ragazzo: se sono malata posso essere fallibile. Imperfetta.

Posso essere me stessa.


Forse è questa la chiave.

O forse lo sono tutte e tre perché nulla è mai semplice. Tantomeno ciò che riguarda la psiche.

Dicono che la consapevolezza sia il primo passo verso la guarigione.

Sarà. 

Intanto l'ansia resta. Per un pezzo di pane. Per un giro d'olio in più. Per un pezzo di pasta frolla mangiato velocemente e di nascosto (da chi? da me stessa) ...

Ma anche questa sono io. E prima o poi arriverà il momento in cui imparerò ad accettarmi.

(Nel senso di accettazione, eh! ... non si sà mai).



 

martedì 3 gennaio 2023

Sovrastrutture inutili

Oggi è il 3 gennaio. Già da tre giorni siamo nel 2023 ma me ne sto rendendo conto soltanto adesso. Sono stati tre giorni un po' vissuti in apnea ma sto risalendo... vedo la luce abbagliante del sole che attraversa la superficie dell'acqua ondulando e danzando al ritmo leggero della brezza. Sono ancora un po' sotto... ma sto risalendo. 

La stanchezza molesta dei giorni scorsi è passata ed adesso sono qui seduta alla mia piccola scrivania, la musica deliziosa di Bill Evans (meraviglioso jazzista che ho avuto la fortuna di conoscere attraverso il romanzo di Murakami che prende il titolo da un brano dei Beatles "Norwegian Wood") e la finestra semiaperta su una serata stellata e dall'aria frizzante che ben si addice all'inverno. Iyashi è fuori sul balconcino che osserva i passanti nell'attesa della sua uscita serale e come sfondo... il profumo di una semplicissima torta margherita con gocce di cioccolato bianco che ho informato mezz'ora fa. C'è anche la Luna.


"life could be so simple" canta Anthony Lazaro.

Ed invece la complichiamo con ripicche e discorsi che si trascinano. Con richiami al passato che non hanno nulla a che vedere col presente che di complicazioni ne ha già di sue. 

Stupidità umana, la chiamo io.

Ma siamo destinati a rovinarci la vita con le nostre mani se prima non ci pensa lei, la vita intendo.

Vorrei essere un bollicina che fluttua nell'aria, leggera, quasi priva di peso e di corporeità. Libera di volteggiare senza disturbare nessuno e senza essere disturbata. Osservare, annusare, ascoltare.

Anche NON ascoltare. 

Librarmi senza pensieri attraverso un mondo che, io lo intuisco, può essere davvero meraviglioso se soltanto riuscissimo a farci scivolare da dosso la negatività.

Basta una tisana calda.

Della buona musica.

Un profumo confortante. Per ritrovare quella serenità che è tipica dell'infanzia e che è il frutto di una quasi totale assenza di sovrastrutture che sono quelle che ci impediscono di vedere le cose come esattamente sono. 

Bisogna lavorarci su.



venerdì 30 dicembre 2022

Cosa mi succede?



Niente, non va proprio. Ieri ho fatto la chemio ed oggi sono giù. Ieri ho anche fatto la televisita con la radioterapista per capirci su queste metastasi ossee e, ovviamente, ero tutta euforica come una che sta attraversando un periodo di influenza ma che va tutto bene. Sto bene. Non sento dolore. I capelli? E vabbene… “le stanno tanto bene” . 

 Ma si! Di che lamentarsi. I capelli sono l’ultimo dei problemi , no?

Anche il dolore. Ora non c’è: ottimo. Quando verrà… beh, ci aggiorniamo per quell’eventualità. Per ora benissimo così. Nessun dolore, perfetto.

In questo momento monitoriamo.

Si certo dottoressa, sono molto fortunata.

Signora, lei ora ha un quadro composito ma ciò che più preoccupa è la situazione epatica.

Già, si. Ma va tutto bene. Ci penserò. Per adesso tutto bene. 

Sono stanca di pensare positivo. Stanca stanca stanca stanca.

Oggi lo sono particolarmente. Sarà il day after. Sarà che da ieri mi fa male il braccio nel quale ho il PICC per fare la chemio e ho temuto per una flebite. Ma adesso sta scemando e quindi forse era solo la contrattura per la posizione forzata tenuta durante l’infusione. Ma intanto ho dormito malissimo.

Sarà che oggi, fuori col cane, ho sentito altri parlare della morte di Pelé e poi hanno aggiunto “eh, anche Vialli sta nuovamente molto male. Le metastasi… quando ci sono le metastasi…”.

Nessuno di quelli che incontro la mattina sa nulla della mia situazione ed io non ne parlo perché non mi piace essere compatita o guardata come una specie di alieno: è stato già così per anni in passato e preferisco l’anonimato.

Però mi toccano le parole e i pensieri degli altri soprattutto quando sono detti apertamente senza sapere che davanti hanno una che di metastasi ha perso il conto.

Nulla oggi va così.

Oggi ho sentito il mio corpo distante. Io ero da una parte, la mia testa; e il mio corpo stanco e dolorante era da un’altra parte e non lo sopportavo. Mi sentivo tradita .

Non lo accetto semplicemente.

E allora la paura per il futuro cresce perché la situazione non andrà migliorando.

Le forze diminuiscono e con loro anche la mia resilienza.

Passerà?

Lo spero perché non mi riconosco, questa non sono io. Non capisco perché mi sta succedendo questo. Fino a poco tempo fa la mia “forza” era proprio non pensarci. Ora ci penso quotidianamente.

Devo fare switch. Devo allontanare tutto questo e allentare la presa che questi pensieri hanno su di me.

Forse sono soltanto stanca e, passata la stanchezza, tutto tornerà come prima.

Anche questo maledetto nodo in gola


mercoledì 28 dicembre 2022

Basta


 Oggi sono stufa. Sono stanca. Non sono ottimista e non ho voglia di sorridere “nonostante tutto”. Anzi, ho voglia esattamente del contrario.

Sono nella sala d’attesa per la medicazione del PICC. Ho fatto le analisi e, se i valori sono risaliti, domani farò la chemio. Intorno ho soltanto persone calve avvolte in turbanti, che tossiscono, si appoggiano ai muri per camminare, si alzano dalle sedie con fatica e, quasi tutte, sono accompagnate da qualcuno ven le sorregge. Forse sono la più giovane: è difficile capirlo tanto sembriamo tutti di relitti umani. Sento brevi discorsi tra pazienti e accompagnatori o, più spesso, tra accompagnatori e basta, e intuisco parole come “ bisogna essere positivi”, “eh, sì. Finché ci sono le medicine”…

Ma che cavolo?

Ma è vita questa?

Io non voglio vivere come queste persone; non voglio arrivare ad essere così. Non voglio aggirarmi come uno zombie tra i corridoi e i reparti di ospedali attendendo… cosa? Di crollare definitivamente?

Oggi non sono per niente ottimista e non mi voglio neppure sforzare di esserlo.

Oggi mi sembra tutto ingiusto.

Io non ho fatto nulla di così grave per meritarmi tutto questo. Lo so perfettamente che è un pensiero idiota. A oggi avverto in modo più deciso il senso di squilibrio che c’è stato tra la mia vita e quella della maggior parte delle mie coetanee/coetanei e non ci sto più.

Oggi va così.

Domani con la chemio andrà anche peggio.

Non voglio sorridere. Oggi proprio non ne ho voglia

mercoledì 21 dicembre 2022

L'Elfo equilibrista

Stamattina ho aiutato Babbo Natale nella distribuzione di alcuni pacchetti. Ed effettivamente, dato il berretto fucsia e gli orecchini con le renne, sembravo proprio un Elfo.

Ho preparato dei pensierini molto homemade per alcune persone che mi hanno aiutato in questi anni e per le quali nutro una profonda gratitudine perché ci sono sempre state e sento che posso contare sul loro supporto concreto quando ne ho bisogno.
A volte mi sento molto infantile quando preparo questi pacchetti perchè sono fatti da me e hanno un valore economico davvero molto relativo. Però mi piace l'idea di regalare qualcosa che è frutto del mio impegno: mi sembra di dare loro qualcosa di me... come loro hanno fatto con me dandomi una parte del loro tempo e della loro professionalità e disponibilità. 
Sarà il retaggio dei lavoretti di Natale ai tempi dell'asilo? Forse sì. Anche quando ero ragazza mi piaceva regalare cose fatte da me (cioccolatini fatti da me dentro scatolette realizzate con tanta pazienza; quaderni assemblati con copertine di carta reciclata e fiori secchi; set da lettera con le iniziali fatte a stencil su busta e fogli...) ed oggi mi chiedo se chi li ha ricevuto avrebbe di gran lunga preferito un bel profumo o un libro! Effettivamente, se ci penso, sono stata un po' presuntuosa. Vabbè. Oggi regalo soprattutto cose da mangiare e da bere che al massimo puoi offrire al primo malcapitato che ti capita a tiro.

Però mi sento un po' fragile oggi. 
Putroppo so anche il perchè e mi da tanta rabbia perchè in mezzo a questo mare in tempesta in cui sto navigando la mia testa di cosa si preoccupa? Di quello che ho mangiato (in più) e del movimento (che non ho fatto). Ma si può essere più idioti? A quanto pare assolutamnete sì. Presente!
Chissà forse è proprio questa la mia salvezza: avere la mente totalmente decentrata. 
Comuque. 
Decentrata o meno, stasera vorrei che fosse già il 10 gennaio. 
Le feste mi fanno un po' (eufemismo) di paura perchè si incontarno tante persone per strada o in vari luoghi (supemercati e chiese per quanto mi riguarda...). Molti ritornano per le vacanze in famiglia ed io mi sento travolta in un turbinio di amarcord che mi strappa dalla mia routine quotidiana e mi precipita in una serie di "come stai?", "come ti senti?", "da quanto tempo?", "cosa stai facendo?", "fai sempre l'avvocato?"... tutte domande davanti alle quali vorrei nascondermi sotto la sabbia e non uscirne più.
Ma Natale è Natale (un po' come Sanremo) e non ci si può sottrarre a certi incontri e neppure a certe domande di prammatica e così la mia mission (impossible?) sarà cercare di evitare le ore più affollate, le vie più frequentate, le persone più curiose.
Esattamente quello che faccio tutto l'anno.

domenica 18 dicembre 2022

Sognando California

Wow. Che giornate.

Ma forse non sono le giornate in sè quanto le mie forze sempre un po' più risicate, mi affatico con molta più facilità che in passato. Ieri mi sono cimentata in una ricetta che non avevo mai provato a fare ma che adoro: la Tarte Tatin. E' venuta fuori davvero brutta (il tocchetto che sembra pane carasau sopra altro non è che il caramello che mi si è brutalmente solidificato sulla teglia) ma buona. Il che alla fine, dovendo esser mangiata tra le quattreo ura di casa, è quello che conta. Devo perfezionarmi su vari aspetti... in primis il caramello. Era la prima volta che lo facevo: è davvero complicato. 

Onestamente ancora non ho capito come si fa. Guarderò un tutorial.

Per il resto... 







Per il resto vorrei scappare.

Oggi mi sento satura.

Sono da quando la principessina di casa ha aperto gli occhi che discuto con lei sui ogni minima sciocchezza. Da questioni di fiducia a opportunità di andare a scuola o meno se l'orario delle lezioni non è quello standard. Dal costo di una cosa al reale valore della stessa...

Eccheppalle. 

Oggi è rientrato il "grande" e per ora con lui è tutto rose e fiori.  

Ma immagino già tra qualche giorno quando sarà passato l'entusiamo del ritrovarsi la colazione pronta, il pranzo e la cena organizzati. Nessuna spesa da fare. La biancheria pulita dentro il cassetto e gli abiti puliti, stirati e piegati poggiati sul letto. Il bagno lindo e profumato..., vedo già materializzarsi musi lunghi e facce lugubri sormontati da mega cuffie, borbottare in giro per casa col piglio del "noncercatemi-nontoccatemi-nonparltemi" che fa tanto adoloscente simpatico ed empatico.

Bah.

Non c'è Natale che tenga. Gli adolescenti sono adolescenti e, come tali, vanno accuratamente evitati; il più possibile. E' che a volte ti circolano per casa e non puoi proprio scansarli. L'unica via d'uscita resta scappar via con la scusa della spesa. Che magra consolazione.

Le desperate housewives mi fanno un baffo.

Tuttavia se mi chiedo di cosa ho desiderio, non lo so. O meglio, lo so, ma è irrealizzabile: vorrei tutti col sorriso stampato, soddisfatti e sereni (si noti che non dico "felici" per che la felicità è roba di un attimo mentre io voglio qualcosa di stabile e duraturo).

Ma la vita non è così. E' esattamente come il famoso albero di Natale... Tutti (non qualcuno: TUTTI) rompono le palle.  

Ora mi guardo qualche serie su Netflix dove qualcuno muore ammazzato dopo 5 minuti scarsi dall'inizio e non ci penso più. 

Mi mancano i pop corn ma non è che mi piacciano molto. Meglio una bella tisana cannella, zenzero e arancia. E magari una fila di biscottini al burro... No. Quelli no che poi mi vengono i sensi di colpa e ci mancano soltanto quelli. Che vitadimmerdachemisonocreata. Tutto da sola. Basterebbe ignorare i figli quel tanto che basta. Farsi una cioccolata calda con panna e una torretta di shortbread che sprizzano burro da ogni forellino. E guardarsi comunque una serie truculenta su Netflix che è sempre capace di riscaldare il cuore. 

Ed invece no. 

Ecco l'adorabile zio Fester
Perchè avendo gia la pettinatura dello zio Fester non mi sembra il caso di prenderne anche le sembianze fisiche. 

Ed ora... comunque vada. 

NETFLIX a me!!!


 

Eccomi poco prima dell'ultima RM