venerdì 16 dicembre 2022

Un Natale speciale

Finiti 6 fotolibri di rito per tutto il cucuzzaro di nonni, zii e per noi.

Fatti i gingerbreads e le palle di neve al limone per i pacchetti. 

         

Travasata la crema al limoncello. 

Scritti i mille bigliettini di auguri (sono grafomane: come faccio a non inviare ancora i biglietti d'auguri?)

Infiocchettati tutti i pacchetti da distribuire alle tante care persone che ogni anno mi aiutano a destreggiarmi tra visite, ospedali, esami e analisi vari...

Terminate (o quasi) le cure antibiotiche (con applicazione ogni 4 ore 😰) e successive vaccinazioni di cane e gatti.

Fatti tutti gli esami per il check up trimestrale ("news not very good" ma su questo non posso farci realmente nulla).

Adesso non ho più scuse (sì, certo, avrei altre mille cose da fare ma cerco di non pensarci perché altrimenti mi alzo subito dal pc e corro a prendere prima lo swiffer e poi l'agenda).

Nell'attesa della prossima infusione di Caelyx...

SCRIVO.

In questi mesi ho desiderato tanto farlo ma c'era sempre un buon motivo per rimandare, non da ultimo le notizie sull'esito della chemioterapia che stavo facendo e che, ahimè, non ha sortito l'effetto desiderato: nuovi "secondarismi" (come sono delicati nei referti nel dare i nomi alle cose brutte ...: decisamente meglio di "metastasi" effettivamente) sia la fegato, che alle ossa e... new entry, anche ai polmoni, mi hanno portato a procrastinare perché sono stata spesso sballonzolata da un esame ad un altro. 

Da un mese ho la nuova chemio. Speriamo bene...

Ma non è soltanto questo. Il fatto è che sovente mi capita di aver timore dei miei pensieri. Tuttavia credo anche che, alla fine, non esprimerli sia un po' come mettere la testa sotto la sabbia: i pensieri restano e tu ti ritrovi semplicemente con la bocca piena di fastidiosissimi granellini!

Il mio pensiero più frequente è quello di non farcela ad esserci per aiutare i miei figli a "sistemarsi" o, quantomeno, ad imboccare la strada giusta per il loro futuro. Per il più grande un minimo di tracciato c'è ma per l'altra? E' così piccola e piena di mille timori e dubbi!

Ma cerco di scacciare questo pensiero perché non porta a nulla. Mi rimbocco le maniche e cerco di sistemare tutto per tempo facendo le cose un po' come se fosse l'ultima occasione per farle. Anche questo Natale lo sto vivendo un po' così: ho visto troppe persone andarsene nell'arco di poco tempo per non valutare l'ipotesi che questo possa essere il mio ultimo Natale.

Fermi: il dolore mi preoccupa enormemente ma confido nella medicina in questo. 

Devo essere onesta, non mi spaventa il non esserci più in termini assoluti. Mi terrorizza non esserci più "per loro".

Però forse questo aiuta a vivere tutto con maggiore intensità.

La vita è stata, ed è, molto generosa con me ma non le sono particolarmente attaccata, forse perché ne vivo più il peso (responsabilità e doveri) che non l'aspetto leggero e meraviglioso che molti decantano!

Sicuramente la malattia da ragazzina ha messo radici dentro di me facendomi sempre più identificare in lei quasi io fossi il mio tumore e, senza quello, non fossi alcunché.

Perché poi, una volta guarita, un "disturbo" me lo sono creato. Quasi non potessi vivere senza. E, ahimè, ancora mi accompagna ma ci convivo.

Credo sia un modo molto comune il definirsi con la propria malattia: spesso sento pazienti dire "dottoressa io sono un triplo negativo"... 

Anche io tendo a sovrapporre me stessa e ad identificarmi talmente tanto alla mia malattia che sono giunta alla conclusione che lei sono io ed io sono lei. Ciò in cui sono veramente brava: essere malata e accettare tutto quello che ne deriva. Non è da tutti. Pertanto credo che sia realmente un talento. Ed io ce l'ho. Ma se levo via la mia malattia cosa resta?

Se penso a me senza la malattia... vedo poco. Poca sostanza, capacità nella media. Risultati concreti un po' al di sotto, della media intendo.

Nell'essere malata invece sono veramente brava.

Sinceramente.

Ed è per questo che a volte (può apparire una bestemmia ma devo scrivere tutto quello che mi passa per la testa altrimenti mentirei a me stessa) ho quasi paura di guarire: cosa sarei io senza la malattia?

Ma intanto il "rischio" di un epilogo simile dubito di correrlo.

E così mi arrabatto tutti i giorni nel tentativo di lasciare tutto a posto per quando no ci sarò più. Spero di lasciare un buon ricordo. Ecco perché faccio sempre i fotolibri dell'anno appena trascorso: vorrei che i miei nipotini mi conoscessero almeno così.

E adesso basta con i pensieri allegri 😅😂😆. Devo pulire gli occhietti a Lancillotto e mettergli la pomatina. Poi c'è ancora Biscotto che ha bisogno di un po' di antibiotico. Per fortuna Ulisse è ok (incrocio le dita e tocco ferro) e Iyashi è uscito con lo zio Fabio (santo subito) a fare il giretto serale...

Lancillotto e IYashi

Filli è uscita con le amiche. Lello è al telefono col papà. Matteo è sul Flixibus in rotta per Bologna da Eindhoven (17 ore di bus: gli hanno cancellato il volo all'ultimo minuto... momenti di panico ma abbiamo trovato la soluzione per fortuna!) e ci raggiungerà domenica per trascorrere il Natale assieme.

Voglio che sia un Natale speciale.

E comunque vada sarà un bellissimo ricordo!





domenica 4 settembre 2022

Prendere o lasciare

E' quasi trascorso un anno e, come si dice, ne è passata di acqua sotto i ponti...

Tanto per iniziare la mia salute sta andando a farsi benedire. Per l'ennesima volta. Ma questo è il meno.

Maggio 2015 tumore al seno. 

Maggio 2021 metastasi ossee. 

Giugno 2022 metastasi ossee ed epatiche.

Ora sono sotto chemioterapia per infusone, dopo un anno di chemioterapia per via orale che, a occhio e croce, non è servita a molto.

Sto già perdendo i capelli e per evitare l'effetto swiffer me li sono fatti tagliare cortissimi in via preventiva, stile kiwi (o burich per i locali). 



Se tanto mi da tanto, chissà cosa mi riserverà Maggio 2023? Sono proprio curiosa.

Oggi sono stanca. 


Ho fatto l'infusione avant'ieri (la seconda del secondo ciclo... ho ancora altri 4 cicli e mezzo al traguardo) e mi ha preso una botta di sonno che inizialmente ho contrastato perché avevo da troppe cose da fare ma che alla fine sono stata costretta ad assecondare perché non mi reggevo in piedi. 

Mi da una rabbia sentirmi così.

Tra l'altro avevo un tremolio interno come quello che spesso accompagna l'ansia. E un desiderio profondo di non fare più nulla e terminare la mia vita spalmata su un divano mangiando nutella e guardando serie tv.

Sì,  credo si chiami sconforto. Ed a volte mi prende in un modo che anche tutta la mia buona volontà di vedere sempre positivo non riesce a farvi fronte e s'inginocchia con le mani alzate, palmi aperti e testa china.

Poi bisogna sempre alzarsi.

Ma che fatica.

Intanto dovrei bruciare il mio iPhone. O meglio dovrei uscire da tutti i social che hanno il dannato potere di far nascere in me il sentimento dell'invidia come quei fiori che si vedono sbocciare con Timelapse: repentini e inquietanti.

E' corrosiva l'invidia.

Provi a scacciarla via ma basta una goccia per scavare un buco dentro che quando provi a sanarlo lascia sempre il dolore della carne viva.

Brutta cosa. Guardi le altre sorridenti e svolazzanti e poi pensi a te. Quasi calva, pallida, attaccata ad una flebo e che fa entra ed esci dagli ospedali ormai da anni. Che si sente più a proprio agio in un reparto oncologico con le infermiere che in un locale in centro a chiacchierare con le amiche.

Niente. Oggi sono proprio adirata.

Ma dicevo che la mia salute è il meno.

Fa parte dell'arredamento della mia vita ormai. 

Prendere o lasciare.

(che tentazione...)

Durante questo anno ho preso un cane. Una rivoluzione che ha sconvolto ogni ora della mia giornata che ormai non mi appartiene quasi più e che è motivo di liti e di tensioni familiari più di un tradimento coniugale.

Penso di regalarlo un giorno su due ma poi lo guardo. Lui mi guarda, e cado in uno stato catatonico di amore infinito e mi dico che è la cosa più dolce che mi potesse capitare. 


Certo non ho quasi più una vita e non conosco più cosa voglia dire stare a letto la mattina (QUALSIASI MATTINA su 365 mattine l'anno)... ma che ci posso fare? Ormai è qui. Probabile che duri più lui di me.

Altra novità. Il mio figlio maggiore ha preso il volo per l'Olanda. Università. Bene. Questa è la cosa più positiva tra tutte perché è sempre uno in meno e, viste le mie energie un po' risicate, è cosa buona e giusta.

Io vorrei soltanto avere il coraggio di pensare a me.

Pensare a me. 

Mi crea imbarazzo soltanto scriverlo. 

Mi sento in colpa al solo ipotizzare ad una svolta simile nella mia vita. PENSARE A ME.

Come se scriverlo in maiuscolo potesse rendere l'idea più accettabile.

Basti pensare che avevo deciso che avrei ripreso a scrivere esattamente il 28 giugno scorso quando l'oncologa mi ha detto che avrei fatto la chemioterapia "classica" e che quindi avrei avuto bisogno di riposo e di tranquillità e che avrei dovuto dedicarmi più a me stessa...

Oggi è la prima volta che scrivo.

Ed oggi ho dovuto attendere di crollare per sdraiarmi a letto.

E le altre volte lo faccio soltanto il venerdì dopo la chemio perché l'antistaminico che mi iniettano la mattina mi da una botta che mi atterra sino al pomeriggio inoltrato. 

Nella quotidianità non ci riesco. 

Vorrei avere il coraggio di riprendere ad allenarmi (un po') ma penso che gli altri (la mia famiglia in primis che, in linea di massima, ha continuato a vivere esattamente come quando ancora "non avevo nulla") penserebbero che quindi NON ho DAVVERO NULLA. Senza capire che per me allenarmi significa sentirmi più simile al normale. 

Ma che allenarsi richiede energia e forza. Ed io da qualche parte devo prenderla.

Ma non ho il coraggio di levar via la quantità richiesta dalla mia già scarsa riserva che sento di dover dedicare alla casa e a tutto il resto che mi circonda. Cane incluso.

Che lusso sarebbe staccare la spina per un po'.

Meglio che termini qui perché mentre scrivo sto già iniziando a muovere la testa a destra e sinistra in senso di diniego, da sola. Come a rimproverarmi anche del solo aver onestamente pensato che  a volte staccare la spina sarebbe tanto bello e mandare tutto affanculo sarebbe tanto bello e liberatorio. 


mercoledì 10 novembre 2021

Irlanda arriviamo


Ci siamo. Il 10 novembre tanto agognato è arrivato: si parte per l'Irlanda! Ovviamente ho l'ansia. Adesso un po' meno ma fino a un'ora fa mi sentivo come una lepre inseguita da un cinghiale affamato. 

Una volta fatte le valige, è un po' come aver scelto che fare del prossimo futuro, come chiudere un capitolo e...ahhh. Respirare.

Eppure resta ancora qualcosa di sospeso: le valige, rispettivamente, di mio marito e di mia figlia. 

Lui continua a girarmi attorno cercando maglie e pullover invernali che non ricorda più dove ha messo. Peccato che abbiamo fatto i biglietti soltanto il 29 agosto... quindi un po' di tempo per cercarli l'avesse avuto (poco poco). Ma con lui vige la regola dell'ultimo minuto. E mi mette in uno stato di agitazione perché inizia a chiedere a me dove possano essere. E sale e scende e mette un casino in giro quando io, prima di partire, vorrei tanto lasciare la casa in ordine in modo da ritrovarla così (più o meno data la permanenza in situ del maggiorenne e dei tre gatti)  anche al mio rientro e non dover iniziare a ciabattare sin da subito.

La ragazza. Beh, la ragazza è un vero incubo. Perché lei, testuali parole, deve avere "un outfit per ogni occasione". Quindi non vale la regola "due maglioni due pantaloni tante mutande e calze"... ma: 

Gli abbinamenti. 

La location. 

L'umore. 

Instagram... 

E allora che si fa? Non essendo ancora Frate Indovino, non so esattamente che tempo farà ora dopo ora... Genericamente in Irlanda PIOVE. E si cammina. Sotto la pioggia, spesso. Ma anche al chiuso. E al chiuso nei paesi settentrionali si schiatta di caldo perché tengono il riscaldamento come se dovessi sentirti sempre ai Caraibi. Come si fa allora?

A cipolla. Ci si veste a cipolla.

Ma questa tecnica atavica
sembra non adattarsi alla quindicenne fashion addicted. E allora sale il panico e la tanto antica quanto insopportabile frase adolescenziale prende forma tra le sue labbra: "Non ho nulla da mettermi". 

Ed esce fuori il lupo che è in me.

Io mi occupo di tutto il "valigiame" comune: dal disinfettante, alle forbicine, alle pinzette, agli analgesici e fermenti lattici. Guanti. Snacks per il viaggio. Caricatori cellulare! Cotton fioc e cerotti: sì, anche quelli. Perché quando li metto se la ridono poi quando arriviamo... "ma non li hai portati?"

E i documenti. Tutti i biglietti da viaggio andata e ritorno con allegati moduli per il covid che neppure mi stessi accingendo a fare la circumnavigazione del globo durante la peste. Fogli con le prenotazioni dei luoghi da visitare, dove soggiornare e...

Tutto. 

Ma si sa. Ogni viaggio è un'avventura. La mia è già iniziata e la mia mente troverà riposo soltanto quando mi siederò sulla mia poltroncina sull'aereo e il comandante dirà: cabin crew prepare for take off, please.

Ed io, tra me e me, "fingers crossed!"


domenica 31 ottobre 2021

Piove…

Piove, eccome se piove. Piove da ieri sera quasi ininterrottamente. Non fa freddo ma uscire è impossibile. Penso ai turisti che sino a due giorni fa se ne stavano spaparanzati al sole in spiaggia... 

Il cambio di stagione l'avevo già fatto in vista dell'imminente viaggio in Irlanda (dove piove già da tempo) ma non mi aspettavo un autunno così improvviso. Forse è meglio così. Temo un po' per il mio umore tendenzialmente malinconico, ma era giunto il tempo: sulla carta è autunno da più di un mese!

Ma c'è un fatto nuovo che mi preoccupa particolarmente... una splendida follia che ho fatto circa un mese fa sull'onda emotiva di un desiderio di "avvolgente morbidezza": ho preso un cucciolo di Shiba Inu. Arriverà (o meglio andremo a prenderlo) tra due settimane circa. E' una meraviglia. Bello come il sole. Teneroso. Tutto ciò che cerco, lui ce l'ha. 




Ma sarò all'altezza? 

Io ho vissuto sempre con i gatti. Sin da piccola i gatti, con pause più o meno lunghe, hanno sempre fatto parte della mia vita: li conosco. Possono sorprendermi alle volte, ma in genere posso prevedere come sarà la convivenza con loro. 

Ma un cane? Con tre gatti? Due figli ed un marito (quest'ultimo totalmente contrario, ma si sa, la maggioranza vince...)?

Ed ecco che da settimane non dormo bene la notte e mi sveglio la mattina con un peso sul cuore (una sensazione di ippopotamo seduto sul petto) che mi taglia (non toglie, proprio taglia) il respiro che esce fuori a pezzetti intervallati da profondi sospiri che fanno quasi male.

Credo sia l'ansia.

E io che pensavo fosse la terapia! Sicuramente anche questa non aiuta (ho l'emoglobina sotto le scarpe...) ma credo che sia proprio ansia. Paura dell'ignoto.

Continuo a guardare video che parlino di Shiba Inu e della convivenza. Leggo, spulcio, mi informo... ma la paura resta. Cavolo se resta!

Non vedo l'ora di abbracciarlo. Io spero che tutto il timore si scioglierà come neve al sole quando lo stringerò a me. 

Ho proprio bisogno di un tipetto così ma, come sempre è stato per me, tutto ciò che non conosco mi mette in uno stato di angoscia da cui esco fuori soltanto dopo averlo affrontato (quando ho il coraggio di farlo) tanto da spingermi a dire (quasi) ogni volta "meno male che l'ho fatto! Cosa mi sarei persa!".

Della serie: "uno schiaffo per andare e cinque per tornare".

Comunque.

Sarà quel che sarà. Lo amerò incondizionatamente come amo Biscotto, Lancillotto ed Ulisse. Crescerà con me (perché io devo ancora crescere, e non poco!) e diventeremo una bella squadra. 

Sì, andrà tutto bene.

Mi dovrò adattare un po' al disordine e, forse, alle fughe pazze dei gatti anche se lo Shiba è stato scelto proprio per il suo temperamento molto simile a quello dei gatti (lo chiamano anche "cane-gatto) e alla sua predisposizione innata alla convivenza con i felini domestici. Incrocio le dita.



Uno dei tre adesso è qui accanto a me? Quale? 

si accettano scommesse... 

Biscotto. Lui. La mia ombra. Da quando apro gli occhi a tarda sera. 



Lui si fida di me e questo mi fa sentire fiera perché Biscotto non è un gatto per tutti. E' estremamente selettivo. Diciamo talmente selettivo che ha scelto soltanto me. E sono soddisfazioni.

Il tempo uggioso ma profumato di foglie bagnate e mare agitato mi ha fatto venire voglia di torta di mele renette e cannella.

Ed ecco qui la ricetta veloce e semplicemente semplicissima:

600gr di mele renette (350 gr una volta mondate),

scorza grattugiata di 1  limone bio

50 gr di noci tritate al momento

200 gr zucchero (ottimo anche quello di canna)

3 uova

70 gr. di burro morbido morbido

125 yogurt bianco

200 gr farina 00

16 gr lievito per dolci

cannella in polvere

burro e farina q.b. per imburrare ed infarinare la tortiera.

Procedimento.

Tagliate a rondelline le mele sbucciate e private del torsolo e mettetele da parte.

Mettete praticamente tutti gli ingredienti assieme in un buon mixer o impastatore per torte (il Bimby per queste cose è il TOP) e frullate tutto fino a che diventi il più omogeneo possibile (tenendo presente che ci sono le noci tritate quindi non potrà venire perfettamente liscio).

Prendete la teglia (mentre già avrete acceso il forno statico a 180), imburratela molto bene e infarinatela.

Mettete la metà del composto nella tortiera; e sopra ancora metà delle mele a fettine sparpagliate nel modo più omogeneo possibile. Cospargete di cannella a gusto personale.

Pii ripetete: altra metà del composto e altra metà delle mele e la cannella.

In forno per 40/45 minuti: fate la prova stecchino perché potrebbe volerci più tempo. Qualora così fosse, abbassate la temperatura a 160 e mettete un foglio di alluminio sopra la torta affinché non si brucino le mele. 

Quando è pronta lo stecchino verrà fuori asciutto.

Attendete prima di buttarvici sopra: deve raffreddare...






Secondo me è perfetta anche come dessert accompagnata da gelato alla vaniglia/fior di latte o dalla divina creme fraiche francese.

Accendete il camino, qualche candela alla cannella e anche quella vecchia abat jour con l'orsetto teddy che legge seduto su una pila di vecchi libri di quando eravate bambine  di cui non sapevate che farvene... tipo questa 

 

Un buon romanzo, tre gatti ed un futuro cucciolo di Shiba nel cuore. 

La felicità esiste ed è a portata di tutti.

martedì 19 ottobre 2021

In the middle of nowhere

Sono stufa. Esausta e anche con le batterie un po' scariche. Probabilmente avrei bisogno di un ritiro Zen in qualche luogo sperduto a nutrirmi solo di potages, tisane e bacche. Con i gatti. Quelli li porterei tutti e tre perché emanano energia positiva e su di me hanno un effetto ansiolitico incredibile. Non solo ansiolitico: proprio calmante. Mi cambiano l'umore. 

Quindi ricapitolando: ritiro Zen in "the Middle of Nowhere" con i miei tre gatti a nutrirmi di radici, bacche, tisane e zuppine.  Forse quest'ultima opzione non funzionerebbe alla lunga. Facciamo che questo sarebbe il menu del primo giorno. Disintossicante. Poi potrei ingerire anche cose più solide e saporite. L'importante è andare lontano...

Dove le persone ti sorridono per salutarti ma non ti rivolgono mai la parola. Ognuno vive per sé e da sé. 

Si legge, si ciondola su un'amaca, si osservano sdraiati sull'erba soffice le nuvole che si rincorrono. 

La sera (dalla seconda ovviamente) con uno spritz accanto (rigorosamente autogestito) ci si lascia cullare dalla luce morente del sole al tramonto e poi si osservano le stelle che piano piano si accendono nel cielo. Una ad una...

Una copertina sulle spalle. Una dondolo ed un buon libro. E i miei tre gatti acciambellati accanto. Nient'altro.

Nessuna voce umana. Solo il cinguettio degli uccelli, il frinire delle cicale, il fruscio delle foglie accarezzate dal vento sugli alberi; lo sciabordio delicato dell'acqua che scorre non lontano da me

L'umanità è proprio un flagello.

La Natura sarebbe un Paradiso senza di noi. L'hanno detto in tanti e la frase può quindi apparire scontata ma quando ci si sente sommersi sino al collo (e oltre) non lo è più. Diventa il ramo cui appigliarsi mentre si scivola via tra le rapide di una cascata. L'oasi, la zattera... 

la mano di un amico. Già.

Sì, sono un pochino stanca. I motivi sono molti e nessuno. Niente di veramente serio se guardo alle cose del mondo. Ma nel mio piccolo mondo egoista, mi soverchiano.

Passerà anche questa giornata e domani sarà meglio. Perché ogni giorno è una scommessa con me stessa sin da quando apro gli occhi.

A volte vinco, spesso perdo. Ma bisogna continuare a giocare...


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Ho fatto comunque una torta perché volevo sentire il profumo delle mele e della cannella...

ed ecco la torta sbriciolata alle mele.

Lascio la ricetta, il link come sempre, per fare le cose davvero per bene!

https://ricetta.it/torta-di-mele-sbriciolata

Torta prima dell'infornata.











domenica 17 ottobre 2021

Figli


Credevo che oggi sarebbe stata la giornata perfetta. Era iniziata bene: risveglio naturale (o quasi, perché Ulisse, lo scottish fold, deve sempre far presente che esiste con i suoi insistenti e "simpaticissimi" miagolii mattutini); mamma e papà che, di ritorno dalla Messa del mattino, fanno un salto da me per un caffe ed una fetta di torta frolla e nutella (non una delle mie migliori performance visto che sembra più un biscottone - anche un po' duretto - che una frolla vera e propria: diciamo che è perfetto per l'inzuppo selvaggio); pulizie domestiche forti, di quelle settimanali dove raschio tutto il raschiabile; almeno quattro bucati (togli e metti dalla lavatrice alla asciugatrice) ed infine il pranzo (avevo già una mezza idea di cosa preparare e quindi ero tranquilla: ci avrei messo poco perché, fatta eccezione per i dolci, ODIO profondamente cucinare).

Ero un po' stanca ma sapevo che avrei potuto riposare un po'.
Ma il pomeriggio è stato un calando. L'umore di parte della famiglia non era al massimo e, nonostante io cercassi di tirare su il livello di endorfine e serotonina tra le sinapsi dei cervelli presenti, anche qui il risultato è stato molto simile alla frolla con Nutella. Un mezzo disastro.
Ho letto e riposato con il pensiero proiettato nel pomeriggio che mi attendeva per fare ciò che desideravo fare, almeno nella seconda parte della serata: prima dovevo stirare la montagna di biancheria creatasi con l'attività mattutina e poi, FINALMENTE, blog e tapis roulant.
Ma non è andata così. 
Tutto è iniziato con il coniuge taciturno e sbuffante che ha acceso la mia spia di guardia "bip bip bip: malumore ingiustificato in arrivo". Poi la figlia con problemi di matematica, a suo dire, incomprensibili. Lì il livello di guardia si è fatto "giallo". Ho provato ad aiutarla ma dinnanzi a me avevo le Porte Scee: invalicabili. Poi il francese, con gli esercizi che erano "troppi, troppi, li faccio dopo". Ho provato un paio di volte a propormi con pazienza poi l'embolo è partito anche a me. E a lei le lacrime. ALLARME ROSSO.
Il mio cuore pertanto si è fatto minuscolo: un pugnetto sufficiente giusto per un paio di respiri. Avrei voluto farle tutti i compiti del mondo. Quelli presenti, futuri e anche quelli passati, se necessario. Pur di vederla serena e sorridente. Ho provato ad abbracciarla mentre le lacrime le rigavano il suo bel visino che ancora porta i contorni morbidi dell'infanzia appena terminata. Ma non voleva. 
"Mi alzo la mattina solo per voi, per te e per nonna che siete le uniche che tenete a me" sussurra.
Ho acceso la ghirlanda di lucine nel terrazzo, mentre il tramonto colorava il cielo di rosa, per darle quella serenità che queste cose sono in grado di dare a me. Ed un po' ha funzionato. Poco. Molto poco. Ma ha finito di piangere, almeno. 
I figli. Un dono tanto prezioso quanto fragile.
Come mi devo comportare? Io non so più cosa sia giusto e cosa sia errato nell'educazione e nel rapporto con i miei figli.
Non credo nella severità tout court. Ma neppure nel genitore amico anche se questo può consentire al figlio di aprirsi con maggiore disinvoltura e con minore paura di essere giudicato. Non mi si parli della via di mezzo perché è una utopia: l'unico risultato è apparire schizofrenica. Un attimo prima mamma tigre e quello dopo chioccia. Che credibilità ne avrei? 
Io allora annaspo.
Nuoto a cagnolino nel mare della quotidianità. Niente stile libero, né farfalla, né delfino.
Agito le braccia e batto i piedi cercando di raggiungere il traguardo e toccare terra col minor danno possibile. Ma sarà così? 
Ogni mia parola, ogni mio gesto, ogni mio rimprovero, ogni mio sbotto, come si ripercuoteranno domani sui miei figli? Quanto incideranno sul loro futuro? Sul loro approccio alla vita? Agli altri? Lasceranno delle ferite alcune mie parole dette senza neppure crederci ma solo sull'onda della esasperazione?
Sono sicura di aver già fatto tanti danni e non vorrei farne altri ma non so come fare. 
Vorrei che a giustificarmi bastasse l'aver agito in buona fede. Ma non è così. 

E niente.

Oggi va così. Sono quasi le otto di sera.

Non ho stirato, non ho fatto il tapis roulant ma sono riuscita a buttare giù queste righe che spero siano in grado di alleviare almeno un poco la tristezza che sento dentro nel vedere i miei figli soffrire, anche per cose apparentemente stupide.
Ringrazio Biscotto che è qui vicino a me da quando mi sono seduta, acciambellato come lui solo sa fare. 
Ringrazio il cielo che sta diventando di un misterioso blu cobalto che mi ricorda tanto il colore del fondale che usavamo nel presepio quando ero bambina e che mi faceva sognare con la sua stella cometa e le stelline tutte cosparse di brillantini.
Ringrazio il profumo di mare e di umido che viene da fuori mescolato a quello della legna bruciata delle pizzerie qui attorno.

Ringrazio perché domani ci sarà concessa un'altra possibilità per imparare. Migliorare.

E per realizzare i nostri sogni.

martedì 5 ottobre 2021

Una preghiera spontanea

Era da un po' che non ritornavo in questo mio piccolo rifugio. Ci sono stati momenti in cui avevo quasi un tremolio alle mani dal bisogno che avevo di scrivere ma poi c'era sempre qualcos'altro che mi distraeva  o mi impegnava e dovevo rimandare. Oggi ho un pomeriggio decisamente più soft e posso permettermi questo lusso.

La temperatura esterna pare stia calando e l'autunno sembra finalmente essere alle porte con i suoi colori ambrati e caldi e i suoi profumi confortanti di legna arsa, terra, aria fresca e lapis appena temperate.

Lo scorso weekend sono stata in un posto magnifico e mi sono ritrovata spesso a pregare senza un motivo preciso se non quello di una lode di ringraziamento che saliva alle labbra senza quasi accorgermene.

La Natura può essere davvero stupefacente.

Non so se sia mai capitato ad altri ma a me viene come una vertigine, una sensazione di completezza e di pace che mi fa desiderare di essere esattamente lì dove mi trovo e di non aver bisogno di altro.

E allora penso che questo sia il Paradiso che ci attende. La perfezione della pace interiore che non chiede altro perché altro non potrebbe desiderare: è tutto lì. 

Mi accade anche in momenti meno "alti", ad esempio quando, dopo una serata a fare pulizie, ramazzare, strofinare, impastare, infornare e sfornare... la casa è finalmente ordinata. 

Accendo alcune candele e le mie lampade da lettura. Nell'aria aleggia un buon profumo di biscotti appena sfornati e i miei gatti sono acciambellati qua e là. 

Tutto sembra essere esattamente dove deve essere. Tutto ha un senso preciso ed io mi ci calo anima e corpo e ritrovo quella serenità che normalmente è così difficile da afferrare.

Peccato che l'incanto spesso venga interrotto da un senso di colpa che si insinua prima nel cuore e poi nella mente e che mi fa percepire come una egoista che non pensa al prossimo e che si crogiola nel suo orticello.

Mi chiedo allora chi è che mi parla in quel momento frantumando la mia serenità appena conquistata.

La coscienza? Dio? L'educazione? 

Non lo so. Ma è una voce chiara, dolce ma ferma. 

E non è possibile ignorarla. 

Allora vorrei aprirmi, aiutare chi sta male, chi soffre ma sento le gambe instabili, le braccia pesanti e le mani deboli. La sensazione che non ce la posso fare. La rabbia e la frustrazione di sentire quella voce e di non avere il coraggio di seguirla.

E mi nascondo dietro la mia malattia. Dietro una famiglia da seguire. Dietro la stanchezza...

Prego che la mia fede cresca e che questa voce non si stanchi mai di spronarmi perché magari un giorno avrò la forza di alzarmi e di ascoltarla sino in fondo.











In considerazione del fatto che questo blog nasce dall'idea che sfornare può esser terapeutico... ecco i miei ultimi biscotti che hanno riscosso grande successo e che sono semplicissimi da fare e ottimi da gustare così, nature, o sbriciolati in un soffice yogurt bianco o inzuppati in un profumatissimo tè al bergamotto.


Lascio il link perché le ricette non sono mai "farina del mio sacco" (mai espressione fu più azzeccata!) e alcune foto del mio piccolo paradiso domestico con i biscotti avena e noci pecan in primo piano.