martedì 19 ottobre 2021

In the middle of nowhere

Sono stufa. Esausta e anche con le batterie un po' scariche. Probabilmente avrei bisogno di un ritiro Zen in qualche luogo sperduto a nutrirmi solo di potages, tisane e bacche. Con i gatti. Quelli li porterei tutti e tre perché emanano energia positiva e su di me hanno un effetto ansiolitico incredibile. Non solo ansiolitico: proprio calmante. Mi cambiano l'umore. 

Quindi ricapitolando: ritiro Zen in "the Middle of Nowhere" con i miei tre gatti a nutrirmi di radici, bacche, tisane e zuppine.  Forse quest'ultima opzione non funzionerebbe alla lunga. Facciamo che questo sarebbe il menu del primo giorno. Disintossicante. Poi potrei ingerire anche cose più solide e saporite. L'importante è andare lontano...

Dove le persone ti sorridono per salutarti ma non ti rivolgono mai la parola. Ognuno vive per sé e da sé. 

Si legge, si ciondola su un'amaca, si osservano sdraiati sull'erba soffice le nuvole che si rincorrono. 

La sera (dalla seconda ovviamente) con uno spritz accanto (rigorosamente autogestito) ci si lascia cullare dalla luce morente del sole al tramonto e poi si osservano le stelle che piano piano si accendono nel cielo. Una ad una...

Una copertina sulle spalle. Una dondolo ed un buon libro. E i miei tre gatti acciambellati accanto. Nient'altro.

Nessuna voce umana. Solo il cinguettio degli uccelli, il frinire delle cicale, il fruscio delle foglie accarezzate dal vento sugli alberi; lo sciabordio delicato dell'acqua che scorre non lontano da me

L'umanità è proprio un flagello.

La Natura sarebbe un Paradiso senza di noi. L'hanno detto in tanti e la frase può quindi apparire scontata ma quando ci si sente sommersi sino al collo (e oltre) non lo è più. Diventa il ramo cui appigliarsi mentre si scivola via tra le rapide di una cascata. L'oasi, la zattera... 

la mano di un amico. Già.

Sì, sono un pochino stanca. I motivi sono molti e nessuno. Niente di veramente serio se guardo alle cose del mondo. Ma nel mio piccolo mondo egoista, mi soverchiano.

Passerà anche questa giornata e domani sarà meglio. Perché ogni giorno è una scommessa con me stessa sin da quando apro gli occhi.

A volte vinco, spesso perdo. Ma bisogna continuare a giocare...


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Ho fatto comunque una torta perché volevo sentire il profumo delle mele e della cannella...

ed ecco la torta sbriciolata alle mele.

Lascio la ricetta, il link come sempre, per fare le cose davvero per bene!

https://ricetta.it/torta-di-mele-sbriciolata

Torta prima dell'infornata.











domenica 17 ottobre 2021

Figli


Credevo che oggi sarebbe stata la giornata perfetta. Era iniziata bene: risveglio naturale (o quasi, perché Ulisse, lo scottish fold, deve sempre far presente che esiste con i suoi insistenti e "simpaticissimi" miagolii mattutini); mamma e papà che, di ritorno dalla Messa del mattino, fanno un salto da me per un caffe ed una fetta di torta frolla e nutella (non una delle mie migliori performance visto che sembra più un biscottone - anche un po' duretto - che una frolla vera e propria: diciamo che è perfetto per l'inzuppo selvaggio); pulizie domestiche forti, di quelle settimanali dove raschio tutto il raschiabile; almeno quattro bucati (togli e metti dalla lavatrice alla asciugatrice) ed infine il pranzo (avevo già una mezza idea di cosa preparare e quindi ero tranquilla: ci avrei messo poco perché, fatta eccezione per i dolci, ODIO profondamente cucinare).

Ero un po' stanca ma sapevo che avrei potuto riposare un po'.
Ma il pomeriggio è stato un calando. L'umore di parte della famiglia non era al massimo e, nonostante io cercassi di tirare su il livello di endorfine e serotonina tra le sinapsi dei cervelli presenti, anche qui il risultato è stato molto simile alla frolla con Nutella. Un mezzo disastro.
Ho letto e riposato con il pensiero proiettato nel pomeriggio che mi attendeva per fare ciò che desideravo fare, almeno nella seconda parte della serata: prima dovevo stirare la montagna di biancheria creatasi con l'attività mattutina e poi, FINALMENTE, blog e tapis roulant.
Ma non è andata così. 
Tutto è iniziato con il coniuge taciturno e sbuffante che ha acceso la mia spia di guardia "bip bip bip: malumore ingiustificato in arrivo". Poi la figlia con problemi di matematica, a suo dire, incomprensibili. Lì il livello di guardia si è fatto "giallo". Ho provato ad aiutarla ma dinnanzi a me avevo le Porte Scee: invalicabili. Poi il francese, con gli esercizi che erano "troppi, troppi, li faccio dopo". Ho provato un paio di volte a propormi con pazienza poi l'embolo è partito anche a me. E a lei le lacrime. ALLARME ROSSO.
Il mio cuore pertanto si è fatto minuscolo: un pugnetto sufficiente giusto per un paio di respiri. Avrei voluto farle tutti i compiti del mondo. Quelli presenti, futuri e anche quelli passati, se necessario. Pur di vederla serena e sorridente. Ho provato ad abbracciarla mentre le lacrime le rigavano il suo bel visino che ancora porta i contorni morbidi dell'infanzia appena terminata. Ma non voleva. 
"Mi alzo la mattina solo per voi, per te e per nonna che siete le uniche che tenete a me" sussurra.
Ho acceso la ghirlanda di lucine nel terrazzo, mentre il tramonto colorava il cielo di rosa, per darle quella serenità che queste cose sono in grado di dare a me. Ed un po' ha funzionato. Poco. Molto poco. Ma ha finito di piangere, almeno. 
I figli. Un dono tanto prezioso quanto fragile.
Come mi devo comportare? Io non so più cosa sia giusto e cosa sia errato nell'educazione e nel rapporto con i miei figli.
Non credo nella severità tout court. Ma neppure nel genitore amico anche se questo può consentire al figlio di aprirsi con maggiore disinvoltura e con minore paura di essere giudicato. Non mi si parli della via di mezzo perché è una utopia: l'unico risultato è apparire schizofrenica. Un attimo prima mamma tigre e quello dopo chioccia. Che credibilità ne avrei? 
Io allora annaspo.
Nuoto a cagnolino nel mare della quotidianità. Niente stile libero, né farfalla, né delfino.
Agito le braccia e batto i piedi cercando di raggiungere il traguardo e toccare terra col minor danno possibile. Ma sarà così? 
Ogni mia parola, ogni mio gesto, ogni mio rimprovero, ogni mio sbotto, come si ripercuoteranno domani sui miei figli? Quanto incideranno sul loro futuro? Sul loro approccio alla vita? Agli altri? Lasceranno delle ferite alcune mie parole dette senza neppure crederci ma solo sull'onda della esasperazione?
Sono sicura di aver già fatto tanti danni e non vorrei farne altri ma non so come fare. 
Vorrei che a giustificarmi bastasse l'aver agito in buona fede. Ma non è così. 

E niente.

Oggi va così. Sono quasi le otto di sera.

Non ho stirato, non ho fatto il tapis roulant ma sono riuscita a buttare giù queste righe che spero siano in grado di alleviare almeno un poco la tristezza che sento dentro nel vedere i miei figli soffrire, anche per cose apparentemente stupide.
Ringrazio Biscotto che è qui vicino a me da quando mi sono seduta, acciambellato come lui solo sa fare. 
Ringrazio il cielo che sta diventando di un misterioso blu cobalto che mi ricorda tanto il colore del fondale che usavamo nel presepio quando ero bambina e che mi faceva sognare con la sua stella cometa e le stelline tutte cosparse di brillantini.
Ringrazio il profumo di mare e di umido che viene da fuori mescolato a quello della legna bruciata delle pizzerie qui attorno.

Ringrazio perché domani ci sarà concessa un'altra possibilità per imparare. Migliorare.

E per realizzare i nostri sogni.

martedì 5 ottobre 2021

Una preghiera spontanea

Era da un po' che non ritornavo in questo mio piccolo rifugio. Ci sono stati momenti in cui avevo quasi un tremolio alle mani dal bisogno che avevo di scrivere ma poi c'era sempre qualcos'altro che mi distraeva  o mi impegnava e dovevo rimandare. Oggi ho un pomeriggio decisamente più soft e posso permettermi questo lusso.

La temperatura esterna pare stia calando e l'autunno sembra finalmente essere alle porte con i suoi colori ambrati e caldi e i suoi profumi confortanti di legna arsa, terra, aria fresca e lapis appena temperate.

Lo scorso weekend sono stata in un posto magnifico e mi sono ritrovata spesso a pregare senza un motivo preciso se non quello di una lode di ringraziamento che saliva alle labbra senza quasi accorgermene.

La Natura può essere davvero stupefacente.

Non so se sia mai capitato ad altri ma a me viene come una vertigine, una sensazione di completezza e di pace che mi fa desiderare di essere esattamente lì dove mi trovo e di non aver bisogno di altro.

E allora penso che questo sia il Paradiso che ci attende. La perfezione della pace interiore che non chiede altro perché altro non potrebbe desiderare: è tutto lì. 

Mi accade anche in momenti meno "alti", ad esempio quando, dopo una serata a fare pulizie, ramazzare, strofinare, impastare, infornare e sfornare... la casa è finalmente ordinata. 

Accendo alcune candele e le mie lampade da lettura. Nell'aria aleggia un buon profumo di biscotti appena sfornati e i miei gatti sono acciambellati qua e là. 

Tutto sembra essere esattamente dove deve essere. Tutto ha un senso preciso ed io mi ci calo anima e corpo e ritrovo quella serenità che normalmente è così difficile da afferrare.

Peccato che l'incanto spesso venga interrotto da un senso di colpa che si insinua prima nel cuore e poi nella mente e che mi fa percepire come una egoista che non pensa al prossimo e che si crogiola nel suo orticello.

Mi chiedo allora chi è che mi parla in quel momento frantumando la mia serenità appena conquistata.

La coscienza? Dio? L'educazione? 

Non lo so. Ma è una voce chiara, dolce ma ferma. 

E non è possibile ignorarla. 

Allora vorrei aprirmi, aiutare chi sta male, chi soffre ma sento le gambe instabili, le braccia pesanti e le mani deboli. La sensazione che non ce la posso fare. La rabbia e la frustrazione di sentire quella voce e di non avere il coraggio di seguirla.

E mi nascondo dietro la mia malattia. Dietro una famiglia da seguire. Dietro la stanchezza...

Prego che la mia fede cresca e che questa voce non si stanchi mai di spronarmi perché magari un giorno avrò la forza di alzarmi e di ascoltarla sino in fondo.











In considerazione del fatto che questo blog nasce dall'idea che sfornare può esser terapeutico... ecco i miei ultimi biscotti che hanno riscosso grande successo e che sono semplicissimi da fare e ottimi da gustare così, nature, o sbriciolati in un soffice yogurt bianco o inzuppati in un profumatissimo tè al bergamotto.


Lascio il link perché le ricette non sono mai "farina del mio sacco" (mai espressione fu più azzeccata!) e alcune foto del mio piccolo paradiso domestico con i biscotti avena e noci pecan in primo piano.









sabato 28 agosto 2021

Equilibri troppo instabili

Scrivo a tarda sera... dopo uno spritz a stomaco vuoto.

Ciò che penso, quindi, è amplificato dal tasso alcolico (soprattutto perché non reggo nulla) e con addosso una stanchezza greve e molesta che non mi fa certo vedere il bicchiere mezzo pieno (neppure se fosse quello dello spritz). 

Capita ogni tanto ad ognuno di noi di aver per un certo lasso di tempo una consapevolezza di sé, delle proprie capacità e dei propri limiti che dona al nostro vivere la serenità della maturità: so quel che sono, fin dove mi posso spingere, cosa non posso fare... anche cosa non voglio fare (e questo è il maximum). 

A me questo accade in genere dopo una furente discussione al termine della quale mi trovo costretta a fissare degli aut aut sia per me che per il mio interlocutore. 

I giorni a seguire sono "solidi". Sì, mi viene proprio questa immagine: solidità. Certezza. Stabilità. 

Dentro me è come se ciò che voglio assuma contorni più netti: "Io sono così". Posso sforzarmi di migliorare, di compiacere, di adattarmi... ma sino ad un certo punto. 

Sino ad un determinato limite.

La mia esistenza, sino ad allora in bilico tra il dovere ed il volere, tra il dire ed il fare, in quei giorni è più semplice perché la forza della discussione, del confronto, del litigio hanno consentito al mio io più profondo di venir fuori senza filtri. Senza paure. Senza calcoli sulle conseguenze. 

E, così facendo, si è delineato in modo più chiaro. 

I miei passi si fanno più sicuri. Le mie scelte diventano più stabili. La mia immagine allo specchio diventa più accettabile.

...

Ma poi tutto torna come prima. Come se nulla di quel terremoto emotivo abbia lasciato qualche traccia.

E ogni cosa si fa più sfocata. Incerta, pesante e difficile.

E il cibo diventa il mio rifugio.


venerdì 27 agosto 2021

Less is more

Nulla da dire se non ... che palle.

Ci risiamo. Stomaco gelatinoso, denti serrati e testa che vaga sino a perdersi in meandri bui e tortuosi. Voglia di scappare o, in alternativa (e forse più sanamente - si dice "sanamente"?), mandare affanculo un pò di persone. Neppure tante. Quelle due o tre che a volte mi chiedo: ma perché proprio io dovevo incontrarle nel mio cammino?

Ma si sa, queste sono domande senza risposta. 

La vita, le situazioni, le contingenze, spesso anche le scelte fatte (perché, comunque sia, le scelte vanno fatte e non sempre si rivelano poi essere quelle giuste). Fatto sta che dopo un po' di tempo ci si ritrova a fare i conti e accade che il bilancio non sia sempre positivo. 

La tentazione è riavvolgere il nastro sino al punto in cui si pensa di aver imboccato la via sbagliata ma, oltre ad essere impossibile... spesso non è neanche sicuro che l'altra direzione che ci si presentava al bivio fosse quella corretta (il detto "dalla padella alla brace" non è stato inventato tanto per).

Oppure tamponare.

Adottare un approccio conservativo (anche del proprio equilibrio interiore) e cercare di applicare al proprio quotidiano lo slogan, molto in uso tra stilisti e fashionisti, less is more.

Togliere. Levare. Alleggerire. Sgravare...

Da oggi ci provo.

E vi farò sapere.

Intanto ecco in foto Ulisse che applica questo metodo da quando è nato.




 

martedì 5 marzo 2019

Dubbi adolescenziali fuori tempo massimo

Veramente brutta.
Ma proprio brutta brutta brutta. 
Ma, onestamente, altrettanto buona.
Domenica scorsa mi ero ripromessa di non fare nulla. 
Zero frittelle, 
nada biscotti,
kein meringhe,
rien pasticcini,
niente dolci.

Ma sul far della sera... dopo aver stirato tutto lo stirabile e ripulito la casa da cima a fondo (o quasi: in mansarda non ci sono passata. Ecchemiseria!), aiutato la princess con i compiti
sentivo il bisogno di mettere, almeno un po', le mani in pasta.
Ho guardato nel frigo e ho intravisto sul fondo un barattolo di marmellata che mi sussurrava con fare pietoso "fai di me qualcosa di commestibile ai più".
Allora mi sono impietosita e ne ho ricavato una torta tanto brutta (ma brutta brutta...) quanto buona!
Ecco la ricetta per chi fosse anche solo minimante interessato (conscia che la foto non promette nulla di particolarmente buono): torta morbidosa con marmellata di mele.

Quanto al resto, potrebbe andare meglio. Ma va tutto bene. 
L'ansia del domani ormai è una costante della mia vita e ci devo fare i conti. 
Parlo del "domani" in senso molto figurato. Mi riferisco infatti al futuro. 
A cosa mi aspetta.
A cosa accadrà alle persone che amo.
Sarò in grado di affrontare le difficoltà che la vita (senz'altro) mi darà.
Cosa mi riservano i miei prossimi anni.
Quanti ancora me ne spettano.
Cose così, insomma.
Cosucce...sì.

Inadeguatezza.
Porca la miseriaccia. Ma perché?
Ma è così, inutile negarlo.
Basta un imprevisto a chi mi sta attorno e mi sento sopraffatta.
Non sono mai stata abituata a preoccuparmi io degli altri. Sono stati sempre gli altri a doversi preoccupare per me e, adesso che sto diventando grande (alla buon'ora), sento il peso della responsabilità, in parte attuale ed in parte (ed è quella che più mi fa paura) potenziale, che  grava su di me. E mi sento schiacciata.
Ho proprio paura. 
Ma non "tanto per dire".

Soprattutto se penso ai miei genitori che si fanno sempre più anziani e ai miei figli che si affacciano sempre più al mondo. Un mondo che non è facile. Non lo era quando ero ragazza io. 
Ma oggi è davvero un black hole. 
Come potrò io far fronte a questi cambiamenti senza l'appoggio dei miei genitori? 

L'unica cosa che mi da stabilità è stare con i miei gatti; fare dolci; andare in palestra.
Certo che sono messa proprio bene.



Lancillotto che ronfa nel cassetto
Biscotto che se la dorme

La cosa triste è che vedere i miei genitori invecchiare mi dà quasi rabbia. Come se non dovessero farmi questo dispetto! 
Non so se riesco a spiegarmi: è come se loro dovessero sempre stare bene, essere sani. Proteggermi.
Roba da matti, eh.

Ma purtroppo la vita non va in questo verso. 
Il tempo passa. I genitori prima o poi ci lasciano e, volenti o nolenti, si deve crescere.
Spero di esserne all'altezza.



















sabato 2 marzo 2019

Tutto passa


























Tra poco vado a fare il siringone. Ormai lo chiamo così, affettuosamente. E' un appuntamento mensile cui non mi sottraggo da ormai quasi 4 anni...
Il tempo è proprio volato.
Era il 31 maggio del 2015 quando tutto è (ri)iniziato. Oggi ne abbiamo 2 marzo 2019 e, di scadenza in scadenza, di siringhe in siringoni, sono passati quasi 4 anni.
Se penso all'avventura in se e per se, mi sembra sia trascorsa una vita.
Se penso alle emozioni, è incredibile. Potrei raccontarle come se tutto fosse successo un attimo fa.

Che giornate... era luglio e a Milano c'era una canicola da paura.
Anche nelle stanze l'aria condizionata non funzionava ma, per fortuna, la mia stanza era esposta su un giardino interno e non prendeva tanto sole.

In particolare ricordo l'unica volta che ho veramente pianto senza riuscire a fermarmi, davanti a persone estranee (cosa per me quasi impensabile), seduta nel corridoio dell'IEO, al piano di accesso alle camere dei pazienti... vicino al distributore di caffè.
Piangevo piangevo. Mia madre, come sempre, al mio fianco.
Mi chiedevo, tra le lacrime, perché ancora una volta stesse succedendo a me.
Eppure il peggio era stato fatto: l'intervento di asportazione totale del seno; la ricostruzione contestuale; mi ero già alzata dal letto e  messa in piedi.
Eppure.
Forse un crollo emotivo.
Credo proprio sia stato quello.
Peraltro mi ero anche appena vista allo specchio e, ehm... insomma, non era proprio un gran spettacolo.
Ma dovevo digerire anche quella.
Stavo ancora digerendo il ricamo sullo sterno di 25 anni prima... ed ecco un nuovo timbro.
Ciononostante
non ho versato neppure una lacrima quando mi sono vista. Ho ringraziato che non mi avessero trovato linfonodi impazziti e questo mi bastava.
Ma poi la stanchezza...
o forse anche il dolore nei movimenti. O ambedue le cose.
Non saprei. Sono crollata a cose fatte. A poche ore dalle dimissioni.

Stessa cosa mi accadde 25 anni prima quando, dopo tre mesi trascorsi a Parigi, finalmente mi avevano autorizzato a rientrare in Italia. Non volevo più tornare!
La mente umana è bizzarra.
Il Gustave Roussy era diventata lamia casa, il mio porto sicuro.
Forse avevo anche un pò il timore di rientrare e trovare tutto cambiato. O, peggio, me stessa irrimediabilmente cambiata.
La mia testa pelata. Ciò che avevo visto. Ciò che avevo provato. Ciò che ancora stavo vivendo e di cui non vedevo neppure in lontananza la fine.

Ma non credo. Su questo sono stata sempre abbastanza forte.
Non ho mai creduto né pensato di non farcela.
Alla fine però non ha importanza.
E' passata anche quella!
Tutto passa.
E passerà anche questa. Ora scappo che il siringone mi attende!